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Carni fresche lavorate Umbria
porchetta umbraLe carni fresche e lavorate
Non a caso la tecnica con cui si lavorano le carni dei maiali, viene indicata nel vocabolario della lingua italiana come Norcineria, e Norcia è in Umbria.
Gli esperti del sistema agroalimentare umbro hanno individuato ben 13 prodotti di carne di maiale che risultano confezionati in maniera tradizionale e originale dalle genti della regione.
L’uccisione del maiale è stata per secoli la principale ricorrenza della vita contadina. Una tradizione ancora oggi molto diffusa nelle campagne. Una vera e propria festa grande con un rituale strettamente codificato. Alcune parti dell’animale si mangiano subito, soprattutto arrostite, ma la maggior parte della bestia viene, per forza di cose, conservata salata. Del maiale si diceva (e si dice ancora) che niente viene sprecato. Anche il cosiddetto quinto quarto della bestia (testa, sangue, piedi e interiora) viene usato con parsimonia e sapienza. Con il sangue mescolato a cacao, pinoli, uvetta sultanina e zucchero si prepara un dolce chiamato sanguinaccio; con tutte le parti della testa si prepara un insaccato bollito noto, per l’appunto, con il nome di coppa di testa e anche le budella finiscono affumicate e aromatizzate con semi di finocchio selvatico.
Accanto a queste pietanze un poco inusuali, bisogna però ricordare la lunga lista di salumi e insaccati dal gusto più tradizionale e universalmente riconosciuto. Le salsicce umbre esistono in diverse versioni (di gusto particolare quella con l’uva) che nelle ricette tradizionali sono sempre caratterizzate da una forte presenza di aglio. Salsicce che quando sono stagionate vengono denominate alla cacciatora e se invece sono a base di fegato sono chiamate mazzafegati. I mazzafegati possono essere dolci (perché dello zucchero viene mescolato all’impasto) oppure salati.
Tra i salumi si ricorda anche il capocollo, che viene conservato in carta paglia e avviato la mattina di Pasqua; la corallina, il salame per eccellenza usato per il vero antipasto umbro misto e il salame di Norcia. Speciali sono senza dubbio il prosciutto nostrano e la spalletta, che sono di gusto leggermente salato e dalla tipica forma a pera e che possiedono l’onore dell’indicazione geografica protetta quando provengono dalle montagne di Norcia. Non bisogna scordare i coglioni di mulo, un salume composto da carne magra con un lardello al centro che deve il suo nome kitsch all’importanza che il mulo rivestiva (e in parte riveste) per gli abitanti dell’Appennino.
Accanto a questi bocconi prelibati si ricordano la barbozza (o guanciale), il lombetto, la ventresca e la porchetta.
La porchetta è sicuramente la regina delle fiere di paese, delle feste religiose e dei mercati settimanali che vengono celebrati in piazza o davanti alla chiesa con una fetta di porchetta tra due fette di pane e un bicchiere di vino. La porchetta si ricava da un maiale giovane (di 40-50 chili) cotto in un forno a legna per almeno quattro ore, riempito con tutte le sue frattaglie e con finocchio selvatico (i porchettari del Tuderte usano anche il rosmarino). La patria della porchetta in Umbria è certamente Costano (frazione del comune di Bastia Umbra), infatti da questo borgo già nel 1584 Giorno de Lilloccio riforniva i frati della Basilica di San Francesco.
Accanto al maiale bisogna ricordare la Chianina, una razza di pregio e tradizione antica dei bovini. Il Gigante bianco (questo è l’appellativo del vitellone di questa razza) vanta un’eccellente qualità delle carni, che risultano magre, sapide e a basso contenuto di colesterolo. In Umbria si alleva in numerose stalle che, grazie alla manifestazione Sulle tracce della Chianina, possono essere visitate da chiunque.
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