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Prodotti vegetali Umbri
L’Umbria non ha una grande tradizione in orticoltura, questo perché, in passato, le terre erano soprattutto coltivate a viti, olivi e cereali, quindi gli orti erano solitamente poveri. Spesso la verdura che finiva sulla tavola tradizionale era solo erba selvatica, detta campagnola. Nonostante questo è ancora possibile trovare delle vere specialità come i broccoletti del lago, la cipolla di Cannara, la patata rossa di Colfiorito e il sedano nero di Trevi. Il sedano nero possiede una storia molto interessante perché mette in evidenza come il destino delle produzioni tipiche sia spesso legato a un complesso insieme di fattori socio-economici. Il sedano è soprattutto il risultato della fondazione della congregazione consorziale delle acque per la bonifica della pianura del Clitunno che fu voluta a metà Settecento del cardinal Valenti.
lenticchiaSe non ci fosse stato questo intervento e la costruzione dell’Alveolo, un piccolo canale che nasce dal Clitunno, non sarebbe stato mai possibile arrivare a coltivare questo ortaggio che necessita dl un suolo molto umido. Il sedano è privo dei fastidiosi fili, molto lungo, con le coste verde scuro e un solo nodo da cui iniziano le parti fogliari. La sua preparazione è ancora misteriosa e le ricette più prelibate vengono conservate, in gran segreto, nella tradizione delle donne di Trevi. A Ottobre a Trevi si svolge la Sagra del sedano nero e della salsiccia, dove è possibile fare colazione con il sedano in cazzimperio (ovvero in pinzimonio) e salsiccia. Invece in settembre è possibile vivere a Cannara la Festa della cipolla. In questa terra bagnata dal fiume Topino t’allium cepa è coltivata da circa 35 aziende agricole che ricavano annualmente 400 tonnellate di prodotto.
Altri ortaggi tipici sono i cardi o gobbi e gli asparagi selvatici. La diffusione di cereali e legumi nelle coltivazioni regionali è sempre stata più ampia. La coltivazione tradizionale del farro, per esempio, è riuscita a sopravvivere quando in molte zone di Italia scompariva, soprattutto nelle terre dello Spoletino. Qui i religiosi lo distribuivano alla popolazione per far rispettare la vigilia della festa di San Nicola (8 dicembre). Anche se nel passato il legume più consumato era la fava, oggi l’Umbria è famosa soprattutto per la cicerchia, la fagiolina del Lago o risina, il fagiolo di Cave e le lenticchie di cui la più pregiata è certamente quella di Castelluccio di Norcia. La lenticchia di Castelluccio è un germoplasma storico che si differenzia, dalla lenticchia standard, per le dimensioni ridotte e per la sua rusticità che permette una cottura rapida senza troppo ammollo in acqua fredda. Viene seminata appena si scioglie l’ultima neve (marzo-aprile) e si raccoglie ad agosto-settembre prima che i baccelli risultino troppo secchi. La sua fioritura è spettacolare perché riempe la pianura del Pian Grande e del Pian Piccolo di un mondo di colori brillanti. Questo prodotto dal 1997 ha ottenuto la protezione della comunità europea grazie all’IGP.
E’ da segnalare inoltre l’ottima lenticchia di Colfiorito. Tra i frutti si ricordano il marrone (ottimo quello di Montebibico), i fichi biondi di Amelia e le pesche note come duracine di Marsciano e le perziche di Papigno, le pere di Monteleone d’Orvieto e un discorso a parte meritano il tartufo bianco e nero pregiati e lo zafferano di Cascia.
Di funghi in Umbria se ne trovano molti come porcini, ovoli, turrini, roscioli, bigiarelle, sanguinosi, manine e fratini, ma il tartufo è certamente il re delle delizie del bosco. In Valnerina, sulle montagne spoletine e trevane, sui Monti Martani e sul Subasio, si trova il pregiato tartufo nero. Più raro e di profumo forte ed inconfondibile è Il Tartufo bianco che si raccoglie nell’alta valle del Tevere, nell’Orvietano e nell’Appenino eugubino-gualdese. La morte del tartufo è in frittata, le uove infatti ne esaltano il profumo virile e intenso. In estate si trovano delle varietà meno pregiate: lo scorzone ed il bianchetto. Lo zafferano rappresenta il prodotto vegetale più caro in assoluto (spesso più caro dell’oro). Il suo fiore risulta di straordinaria bellezza e con stimmi che contengono sostanze coloranti e aromatiche. Anche se inizialmente lo zafferano è stato utilizzato come pianta medicinale, colorante e cosmetica, in Occidente oggi viene impiegato quasi esclusivamente in cucina come spezia per insaporire piatti a base di riso e pesce, per la paelia, la bouillabaisse, il risotto alla milanese, per varie salse e zuppe, per dolci, formaggi, liquori, eccetera.
In Italia, viene prodotto in poche località:
Null’Altopiano di Navelli (L’Aquila), a San Gavino Monreale (Cagliari), a San Gimignano (Siena) ed in Umbria nelle zone di Umbertide, Panicale, Cascia e Città della Pieve.
In Umbria soprattutto Cascia si propone quale centro di eccellenza per promuovere e sostenere questo pregevole segmento di produzione agricola di qualità che ha rappresentato nei secoli passati una delle attività più diffuse e redditizie per il piccolo comune.
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