Il
territorio umbro in età antica era caratterizzato da
numerosi laghi e corsi d’ acqua; ricco di vegetazione e
di abbondante selvaggina permetteva buone possibilità di
vita per l’uomo.
Numerosi popoli hanno lasciato tracce sul territorio ed è certo
che l’area fu percorsa da una serie successiva di immigrazioni.
Questo transitare di popoli permette di identificare, nei tempi
antichi, l’Umbria come una specie di canale di passaggio
fra il mondo adriatico a Oriente e quello tirrenico a Occidente.
I primi documenti storici che parlano dell’Umbria risalgono
all’anno 1000 a.C., quando la regione venne occupata dal
popolo degli Osco-Umbri, una popolazione che dominava una vasta
zona dell’Italia mediana, e che qui fondò i primi
nuclei delle città, oggi di Otricoli, Amelia, Terni, Narni,
Todi, Marsciano, Spoleto, Nocera Umbra, Foligno, Assisi, Bettona,
Bevagna, Gualdo Tadino, Gubbio, Città di Castello. L’Umbria è una piccola regione (8456 km2), posta
nel cuore dell’Italia centrale, che non ha veri e propri
confini geografici. Non è bagnata dal mare, le montagne
ne entrano ed escono intercalate da larghe valli e conche, sul
cui fondo si adagiano le poche pianure.
Sinteticamente, l’Umbria attuale può essere individuata
nel territorio della valle del fiume Tevere che la attraversa
da nord a sud.
A destra del Tevere si trovavano gli Etruschi, mentre a sinistra,
fino alle pendici dell’Appennino umbro-marchigiano, gli
Umbri veri e propri, secondo Plinio il Vecchio la più antica
Gens Italiae.
Questa divisione non è solo un ricordo dei tempi che furono,
ma ancora oggi esistono importanti tracce di differenziazione
nei dialetti, nelle tradizioni, nell’architettura e nello
stesso paesaggio umano. Non a caso i Romani, durante il periodo
Augusteo, divisero questo territorio nelle Regiones VI e VII.
I confini della VI Regio andavano dalla riva sinistra del Tevere
al pre-appennino marchigiano, fino a raggiungere il mare Adriatico
comprendendo il nord delle attuali Marche.
Della VII Regio facevano parte tutti i territori siti sulla riva
destra del Tevere accomunati all’area Etrusca. Anche in
quei tempi il traffico era intenso in tutta la regione e infatti
nel 220 a.C. i Romani aprirono la via Flaminia che, ancora oggi,
attraversa da ovest verso est tutta l’Umbria, dapprima
nel percorso attraverso Carsulae (di cui rimangono monumentali
vestigia) e Mevania (l’attuale Bevagna), poi in quello
attraverso Spoletium (Spoleto).
Un forte cambiamento del territorio umbro si ebbe durante i
secoli della dominazione pontificia (1540-1860), che furono per
la regione tempi di impoverimento economico e di isolamento geografico.
Infatti in questo periodo le correnti di traffico. di pellegrinaggio
e di commercio si spostarono principalmente verso il Tirreno
e verso la costa adriatica ed è proprio a causa di questo
isolamento che le città umbre hanno mantenuto il loro
particolare, caratteristico aspetto medioevale.
In questo periodo, l’aumento della popolazione stanziale
assieme alla diminuzione dei traffici e del commercio pose il
problema di aumentare la redditività dell’agricoltura.
Il sistema produttivo agricolo basato sulla mezzadria, non aveva
la capacità di rinnovarsi tecnicamente non permettendo
un aumento delle rese e per questo motivo si estesero le colture
a spese dei boschi e delle paludi. Si arrivò a spingere
le colture anche in alto, sulle colline e quindi quasi sulle
montagne. Al di sopra dei cereali si coltivavano la vite e l’olivo
e il prato aereo degli olmi che dai tempi etruschi sono stati
i tutori della vite.
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