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Il territorio Umbro

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Il territorio che attualmente si indica con il nome Umbria si delinea nel 1861 con la nascita dello Stato italiano, ma la regione rimane quasi ai margini della storia e dello sviluppo fino all’ultimo dopoguerra. Negli anni a seguire un forte sviluppo economico e industriale comincia a cambiare il volto e la struttura della regione. Nonostante tutto questo, l’Umbria è ancora oggi una regione la cui superficie è occupata per un quarto da boschi.

lago piedilucoIl paesaggio umbro sembra essere composto da un infinita danza di ondulazioni collinari che ne costituiscono gran parte del rilievo. La danza aumenta di ritmo a sud-est dove si trova l’alto Appennino calcareo, che a dispetto del duro nome orografico è costituito da crinali dolci quasi sempre modellati a forma di ampia cupola. Tra le infinite ondulazioni ricavate dall’erosione millenaria si trovano inoltre le numerose conche come quella della valle del Tevere e alcuni laghi come il Trasimeno (il più esteso dell’Italia centrale e quarto della penisola con i suoi 128 km2), e il lago di Piediluco nel Temano.
Su questa dolce varietà di paesaggi si può rilevare un’alternanza di boschi di leccio con boschi di rovere, cerro e roverella, ma anche qualche castagno, nocciolo e, sopra i mille metri, il faggio. Il sottobosco è costituito da arbusti e alberelli sempreverdi tipicamente mediterranei (corbezzolo, lentisco, ginepro rosso, ginestra).
La fauna è costituita dai maggiori mammiferi presenti in Italia centrale, come il cinghiale, il capriolo, il lupo e la lontra ed è ancora possibile avvistare grandi rapaci in numerose aree del territorio regionale. Di particolare interesse faunistico sono le zone umide come i laghi e alcune paludi. Per esempio, il lago Trasimeno risulta un’area di interesse non solo per la presenza di svariate specie ittiche (lasca, carpa, luccio, anguilla), ma anche perché meta ambita di numerosi uccelli migratori che sulle sue sponde e i suoi canneti trovano riposo durante i voli migratori. Interessanti sono il lago di Corbara e l’oasi faunistica di Alviano, fra Todi e Orvieto. Infine non bisogna scordare, con i suoi 165 metri di salto, una delle più singolari e attraenti bellezze naturali italiane: la Cascata delle Marmore a Terni.
Non è possibile però apprezzare e capire il paesaggio umbro se il nostro occhio non è educato a scorgere su di esso il segno dell’uomo. In questa regione i campi coltivati sembrano essere l’aspettata continuazione delle colline sulle quali si infittiscono ordinate le vigne e i piantoni di olivi che a loro volta sembrano tendere la mano ai boschi che popolano i rilievi più alti. In un’armonia quasi perfetta anche le vette dei monti, a causa della forma quasi sempre ampia e stondata, non evocano quel senso di smarrimento ed emozionante tensione verso l’infinito proprio delle cime di origine calcarea ed è semmai il verde profondo dei boschi a comunicare una qualche vertigine a coloro che vi si addentrano solitari.
In questo mondo, dove l’elemento antropico possiede un rapporto di continuità e raccordo con la natura, i sentimenti trasmessi sono principalmente quelli di pace e serenità.
L’agricoltura umbra è rimasta in buona parte fedele ad un ordinamento colturale tradizionale con l’adozione di una tipologia che risulta un naturale completamento delle risorse ambientali del territorio regionale, un vero e proprio bene sociale e culturale di notevole valore paesaggistico. Questo soprattutto perché la ruralità è diffusa su tutto il territorio che, a differenza di altre regioni, in Umbria rimane destinato principalmente alle pratiche agricole e al bosco. Le aziende agricole, forestali e zootecniche presenti in regione, all’ultimo censimento agricolo del 2000, Sono oltre 57 mila e quasi tutte sono gestite direttamente dal conduttore dell’azienda e dalla propria famiglia. La struttura del territorio, il clima temperato e la bassa dimensione aziendale non hanno mai permesso di instaurare politiche di coltivazione aggressive, ovvero di tipo estensivo, ma ha suggerito spontaneamente di rivolgersi verso prodotti di qualità che difendono le tipicità e le peculiarità della tradizione.

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