Il
paesaggio umbro sembra essere composto da un infinita danza di ondulazioni
collinari che ne costituiscono
gran parte del
rilievo. La danza aumenta di ritmo a sud-est dove si trova
l’alto
Appennino calcareo, che a dispetto del duro nome orografico è costituito
da crinali dolci quasi sempre modellati a forma di ampia cupola.
Tra le infinite ondulazioni ricavate dall’erosione millenaria
si trovano inoltre le numerose conche come quella della valle
del Tevere e alcuni laghi come il Trasimeno (il più esteso
dell’Italia centrale e quarto della penisola con i
suoi 128 km2), e il lago di Piediluco nel Temano.
Su questa dolce varietà di paesaggi si può rilevare
un’alternanza di boschi di leccio con boschi di rovere,
cerro e roverella, ma anche qualche castagno, nocciolo e, sopra
i mille metri, il faggio. Il sottobosco è costituito
da arbusti e alberelli sempreverdi tipicamente mediterranei
(corbezzolo,
lentisco, ginepro rosso, ginestra).
La fauna è costituita dai maggiori mammiferi presenti
in Italia centrale, come il cinghiale, il capriolo, il lupo e
la lontra ed è ancora possibile avvistare grandi rapaci
in numerose aree del territorio regionale. Di particolare interesse
faunistico sono le zone umide come i laghi e alcune paludi. Per
esempio, il lago Trasimeno risulta un’area di interesse
non solo per la presenza di svariate specie ittiche (lasca, carpa,
luccio, anguilla), ma anche perché meta ambita di numerosi
uccelli migratori che sulle sue sponde e i suoi canneti trovano
riposo durante i voli migratori. Interessanti sono il lago di
Corbara e l’oasi faunistica di Alviano, fra Todi e Orvieto.
Infine non bisogna scordare, con i suoi 165 metri di salto, una
delle più singolari e attraenti bellezze naturali
italiane: la Cascata delle Marmore a Terni.
Non è possibile però apprezzare e capire il paesaggio
umbro se il nostro occhio non è educato a scorgere su
di esso il segno dell’uomo. In questa regione i campi coltivati
sembrano essere l’aspettata continuazione delle colline
sulle quali si infittiscono ordinate le vigne e i piantoni di
olivi che a loro volta sembrano tendere la mano ai boschi che
popolano i rilievi più alti. In un’armonia quasi
perfetta anche le vette dei monti, a causa della forma quasi
sempre ampia e stondata, non evocano quel senso di smarrimento
ed emozionante tensione verso l’infinito proprio delle
cime di origine calcarea ed è semmai il verde profondo
dei boschi a comunicare una qualche vertigine a coloro che
vi si addentrano solitari.
In questo mondo, dove l’elemento antropico possiede un
rapporto di continuità e raccordo con la natura, i sentimenti
trasmessi sono principalmente quelli di pace e serenità.
L’agricoltura umbra è rimasta in buona parte fedele
ad un ordinamento colturale tradizionale con l’adozione
di una tipologia che risulta un naturale completamento delle
risorse ambientali del territorio regionale, un vero e proprio
bene sociale e culturale di notevole valore paesaggistico. Questo
soprattutto perché la ruralità è diffusa
su tutto il territorio che, a differenza di altre regioni, in
Umbria rimane destinato principalmente alle pratiche agricole
e al bosco. Le aziende agricole, forestali e zootecniche presenti
in regione, all’ultimo censimento agricolo del 2000, Sono
oltre 57 mila e quasi tutte sono gestite direttamente dal conduttore
dell’azienda e dalla propria famiglia. La struttura del
territorio, il clima temperato e la bassa dimensione aziendale
non hanno mai permesso di instaurare politiche di coltivazione
aggressive, ovvero di tipo estensivo, ma ha suggerito spontaneamente
di rivolgersi verso prodotti di qualità che difendono
le tipicità e le peculiarità della tradizione.
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